Prima Linea

Regia : Renato Job
Fotografia : Giuliano Giustini
Montaggio : Lino Dedevitiis
Produzione : General Film

Il film è stato realizzato nel 1969 usando materiale documentario generico preesistente girato a Tokio.
La qualità estetica delle riprese si deve interamente al talento e alla rara sensibilità documentaristica dell’operatore Giuliano Giustini.


Le poche immagini nuove da me inserite sono i personaggi umoristici compresi nei titoli, le riprese aeree, la pista di pattinaggio del Rockefeller Center (New York), il traffico della Quinta Strada (New York), la luna, la cascata, i fiori sul ciglio del corso d’acqua, e la testa di Budda che conclude il film.


Ciò che costituisce la maggiore novità di PRIMA LINEA è riconducibile nella sostanza alle prime sperimentazioni di Eisenstein riguardanti le nuove potenzialità espressive del linguaggio cinematografico capaci di comunicare idee anche molto complesse e articolate con mezzi completamente estranei al teatro e alla parola. E occorre in tal senso far riferimento in particolare alla tecnica che il regista russo chiamava montaggio produttivo e che traeva ispirazione dagli ideogrammi cinesi, ognuno dei quali contiene una serie di segni ciascuno riferibile a una azione, cosa o qualità la cui somma e correlazione “intuitiva” esprime un concetto. In PRIMA LINEA tale tecnica viene sperimentata nella sua globalità con l’ausilio fondamentale, inimmaginabile ai tempi di Eisenstein, di una colonna sonora che comprende, oltre a voci e rumori, l’apporto espressivo di numerosi brani musicali tratti dal repertorio sia classico che moderno.


Quanto al tema narrativo è in senso traslato esattamente quello espresso dal titolo. Siamo a Tokio, gigantesco e avveniristico agglomerato urbano sorto sulle rovine del secondo conflitto mondiale nel breve e significativo arco di tempo di un quarto di secolo. Già nel 1969 la capitale del Giappone è uno dei simboli della ricerca scientifica e delle sperimentazioni tecnologiche più avanzate; e di conseguenza siamo in “prima linea” ed è dalla “prima linea” che assistiamo a una sorta di scontro guerresco tra nuovo e antico, tra l’arrogante megalopoli del futuro e la natura, custode di fragili ma ineludibili equilibri. Vani sembrano i modelli di meditata armonia e di serena bellezza che nel corso del film le forme del passato ci ispirano.


Oggi a distanza di poco più di un altro quarto di secolo il disastro nucleare giapponese causato dal terremoto del 2011 (disastro che non si può tra l’altro non inquadrare nel pieno di una esplosione demografica planetaria e conseguentemente di sempre più pressanti esigenze energetiche) sembra purtroppo confermare le tensioni e le inquietudini espresse nel film.

(L’autore)