La Statua

Dalla porta della sacrestia intravidi il carro. La sua mole mi sbalordì. Era molto colorato, sontuosamente carico di decorazioni, ma nell’insieme aveva un aspetto severo e considerando che avrei dovuto salirvi lo guardavo come si guarda una montagna.
Non me lo aspettavo così perché prima di allora lo avevo visto solo in una stampa. Per di più, a causa delle forme alquanto sommarie di quella antica raffigurazione, col passare del tempo aveva finito per assumere nella mia fantasia l’aspetto quasi casalingo e confortevole di una carrozza, sia pure da parata.
Non potevo vedere le navate perché per nascondere il carro era stato teso un immenso telone nell’arco dell’abside. In lontananza, nella piazza, si sentiva che c’era grande animazione, ma nella chiesa regnava il silenzio, turbato solo dal battito delle ali di una tortora che, entrata chissà come nell’abside, svolazzava di qua e di là, e in preda al panico urtava ogni tanto contro il telone.



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