Ivonne

Maurizio si era tolta la camicia e l’aveva annodata alla cinghia della borsa. Così a torso nudo si sentiva meglio, ma sarebbe stato ancora più confortevole non avere l’impaccio delle scarpe. Pregustava il piacere di muoversi a piedi nudi nella sabbia. Le lunghe file di piante di pomodoro che erano diventate sempre più rade e irregolari scomparvero e la vegetazione si inselvatichì, fino a che non vi furono intorno altro che alberi, e presto nel fitto della pineta qua e là con rapidi bagliori e folate di vento cominciò ad annunciarsi il mare.

Quando uscì dalla pineta e lo sguardo poté spingersi lontano in tutte le direzioni, il litorale gli parve molto diverso da come lo aveva immaginato. La spiaggia si allungava diritta a perdita d’occhio, piatta, priva di dune, senza alcun segno di vita, e aveva un aspetto tanto più desolato in quanto faceva pensare a una pioggia di scorie vulcaniche, di minuti frammenti di roccia, di ceneri recenti ancora calde sotto i piedi. A causa della bassa pressione persino l’aria sembrava offuscata da un velo di cenere.



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