Fiume di Gennaio

1. SEM DESTINAÇÃO

  • Tra vapori di pioggia navighiamo
  • nel caldo giorno invernale esplorando
  • la foce immaginaria cui le prime
  • navi approdarono. Alle due fortezze,
  • ormai deserte, tornano sull’onda
  • del fiume di gennaio voci amiche
  • e serene che un tempo suscitarono
  • con questi stessi accenti la paura
  • nel cuore intemerato dei selvaggi
  • amati da Rousseau. Ma non dissimile
  • prigione per un cuore che si nutre
  • di libertà sono i cieli murati
  • dalle Manhattan del surf e dagli archi
  • che ci sorvolano delle autostrade.
  • A quale mondo novo questo andare
  • senza meta vi porta madre e figlio
  • (quel tuo bimbo, Cristina, così fragile)
  • che insieme nella pancia della barca
  • e del placido oceano vi cullate?

2. SEGUNDO SUA GRANDEZA

  • Da qui attutita, ma si sente ancora,
  • la pia trachea di lamiera che vibra
  • succhiando la fornace di candele,
  • soffiando vento oleoso nel chiostro.
  • Tecnologia al servizio della fede;
  • come, al piano di sotto, l’ascensore.
  • La pioggia torrenziale ha sgomberato
  • le vie e la piazza. Più nessuno sale,
  • il lift ridiventato sagrestano
  • confabula in un angolo. Dopo ore
  • di pioggia ininterrotta, lo spessore
  • dei muri mi raggela come l’ombra
  • di un antro, e ciò che resta della luce
  • è il poco o niente che arde negli stucchi
  • rivestiti dell’oro rapinato
  • agli indiani, e un barlume che trapela
  • di finestre e di stelle lungo i fianchi
  • scoscesi di un presepio. Una bambina
  • sola davanti all’antica favela
  • si è sdraiata sul banco e forse dorme
  • nella chiesetta come lei schiacciata
  • in mezzo ai grattacieli, io e lei superstiti
  • che è già molto se siamo ancora insieme
  • con quest’aria che tira degli affari
  • che sono affari. Dal suo altare il santo
  • assiste assorto a pratiche di culti
  • pagani. San Francesco diffidava
  • di quell’uomo venuto da Lisbona,
  • aspro predicatore, puntiglioso
  • penitente.

3. DE QUE SE FAZ O CHOCOLATE

  • Theobroma cacao.
  • Di ritrovarti nello stesso giorno
  • per tre volte di seguito, in un quadro,
  • in un orto botanico e in un libro,
  • e al di là dell’oceano, non l’avrei
  • mai creduto. Si dice che gli indigeni
  • e poi i conquistadores la spalmassero
  • sul corpo per proteggersi dal sole
  • e dal vento, ed avere, se occorreva,
  • una scorta di cibo, quel capriccio
  • di gola, quella nera cioccolata
  • che tu fai qualche volta, o che beviamo,
  • coppia di innamorati, al bar del corso.
  • Ma conosco una piccola selvaggia
  • che ancora del cacao fa il duplice uso
  • cosmetico dolciario di cui parla
  • l’Historia general.

4. COMPLEXIDADE DO PROBLEMA

  • Due fantasmi
  • sono venuti a prenderci. Nel buio,
  • per la decima volta costeggiamo
  • le saline, ed è un’altra grandinata
  • di sobbalzi in quel letto di torrente
  • che i due chiamano strada. Non ho sonno
  • ma ho gli occhi affaticati, e così brancolo
  • alla cieca e in crescendo nel marsupio
  • della Fiat in virtù della teoria
  • da qualcuno enunciata per cui sembra
  • che correre sia meglio, e come scossi
  • da una scarica elettrica arriviamo
  • all’altro albergo, dove il bar è aperto,
  • posso bere un caffè seduto a un tavolo
  • perfettamente fermo, salvo il moto
  • universale dei corpi.

5. SAGRADO E PROFANO

  • Una è molto piccina, e serve credo
  • come salvacondotto per uscire
  • a quest’ora. Si siedono in un angolo,
  • a un tavolo a due passi dalle moto
  • che ruggono su e giù dal marciapiede,
  • e la più intraprendente, mentre assaggia
  • le patatine e le altre consuete
  • golosità, si appoggia alla ringhiera
  • e manovrando con un cordoncino
  • legato al corrimano fa salire
  • piano piano e per caso quanto basta
  • la stuoia che nasconde il bar vicino
  • e i giovani centauri. Due di loro
  • ricevono il segnale; A piace a B
  • che però si dirige verso C
  • che piace a D. Teorema nel teorema,
  • progenie degli schiavi catturati
  • in Angola e in Guinea, si avvicinano
  • ai tavoli bambini che affamati
  • come il cane randagio che è con loro
  • sanno i rischi che corrono se provano
  • a chiedere qualcosa. Un cameriere
  • infatti li minaccia. Ma più pronta
  • di quanto fu nelle altre operazioni,
  • la bella capitana ci precede,
  • nelle mani di un angelo guardingo
  • che ha la stessa destrezza nel rubare
  • svuota il suo piatto non vista, monella
  • incorreggibile anche nell’amore
  • non profano.

6. VIAJA PARA SE RECREAR

  • In che cosa diverso da Cortés?
  • uccello di rapina, stupratore,
  • su foreste in rovina, disperate
  • strade di fango, mucchi di immondizie,
  • padreterno disceso con un Jumbo
  • e risalito con un ascensore,
  • cinto di un bianco accappatoio vola
  • nel vento d’alta quota dell’impianto
  • di condizionamento assieme a schiere
  • angeliche di imberbi camerieri
  • distribuiti a varie altezze, e in basso,
  • alla reception, due o tre agenti armati.

7. EXPEDIENTE CRONOLOGICO

  • Se lascio il marciapiede e avventurandomi
  • giù per la spiaggia smisurata scendo
  • verso l’oceano, voci, passi, luci,
  • la schiera degli alberghi, l’avenida,
  • tutto sembra svanire, anche il rumore
  • dei motori. Non restano che abissi
  • di acqua e non acqua e non aria e randagi
  • raggi di stelle spente che dall’onda
  • ricadono in frantumi sulla linea
  • di confine del mondo.

8. ALINHANDO OS CABELOS PERFUMADOS

  • Semplici altari dedicando, stuoie
  • sparse di fiori, ciotole di cibo,
  • ovunque sulla spiaggia, a Iemanjà,
  • la mãe-d’água, accendono candele
  • propiziatorie le biancovestite
  • discendenti africane, e offrono pettini,
  • specchi, lusinghe di nastri, profumi,
  • tentatrici collane, poiché sembra,
  • come fu per deserte solitudini
  • di altri, lontani lidi, che la sola
  • possibile salvezza sia l’effimero
  • della civetteria e della grazia
  • di una fanciulla di tempi tribali
  • in questa turbinante megalopoli
  • delle altre che devastano le Americhe
  • non meno forsennata.

9. CIRCUNSTANCIAS IMPREVISTAS

  • E’ una fine violenta. L’anno muore
  • ammazzato. D’un tratto come un’onda
  • gigantesca che investe i grattacieli
  • rimbalzando da quelli su di noi
  • il boato di cento altoparlanti
  • ci travolge col ritmo della samba,
  • e io, ignaro, indifferente al ballo
  • come un orso o una tigre, scopro allora
  • che siamo centinaia di migliaia,
  • tutti stipati nella stessa strada,
  • e che non posso uscirne, con la terra
  • che trema sotto i piedi, intrappolato
  • nel sisma della danza, tra gli scoppi
  • dei mortaretti, dei razzi, dei petardi,
  • dei fuochi d’artificio mitragliati
  • a casaccio nel mucchio da ogni parte,
  • anche dalle finestre, né è da escludere
  • qualche rivoltellata, poi mi dicono.

10. ESPACO DE TEMPO INDETERMINADO

  • E’ il pomeriggio del primo gennaio,
  • e percorriamo un nudo labirinto,
  • una città evacuata, in tutto simile
  • ai miseri quartieri che esploravo
  • da bambino, felice se riuscivo
  • a possedere un vecchio temperino,
  • o una bilia di vetro, o se vincevo
  • giocando coi compagni qualche eroica
  • figurina che allora celebrava
  • la guerra di Abissinia. Giocavamo
  • nella stessa sporcizia, tra le stesse
  • case dai muri logori, e non c’era
  • chi sugli abiti lisi non avesse
  • un rattoppo, un rammendo e parassiti
  • da scambiare con gli altri. La sporcizia
  • può darsi fosse un male; io non ne ho
  • un cattivo ricordo. Diversioni,
  • divagazioni turistiche sfilano
  • nei finestrini dell’auto, il passato
  • restituendo al passato. Col sole
  • che tramonta arriviamo in via Alencar.
  • Troviamo solo il guardiano. Cristina
  • e Alberto sono in ritardo. Nel bosco
  • sopra di noi insetti che crediamo
  • uccelli tritano suoni metallici,
  • mandano interminabili ronzii.
  • Scende inquietante nel cuore la prima,
  • vera notte dei tropici.